
Si chiamano polveri fini (PM10) le particelle aventi diametro inferiore a 10 millesimi di millimetro. Queste particelle possono penetrare in profondità nei polmoni, le più piccole possono addirittura passare nei vasi sanguinei.
Le particelle presenti nelle polveri fini possono formarsi in due modi: in forma di particelle primarie, se direttamente emesse dai processi di combustione del settore industriale, dell’edilizia e dei trasporti e in forma di particelle secondarie, se formatesi in atmosfera a partire da gas precursori quali ammoniaca, ossidi d’azoto e biossidi di zolfo.
Le polveri fini contengono delle particelle di composti chimici delle quali alcune, come le particelle cancerogene contenute nel particolato, sono molto nocive.
Una delle principali cause di diffusione delle polveri fini è la circolazione stradale. Essa produce ogni anno qualcosa come 6200 tonnellate di PM10, la maggior parte provieniente dai motori diesel. Le ultime ricerche condotte dall'Università di Berna hanno dimostrato che i motori diesel sono responsabili di quasi il 75% delle particelle di particolato pericolose presenti in inverno sulla città di Zurigo: la parte restante proviene essenzialmente dai riscaldamenti a legna. La percentuale delle emissioni imputabili al traffico stradale potrebbe quindi rivelarsi ancora più alta. .
Le polveri più problematiche sono dunque quelle che provengono dai gas di scarico dei motori diesel perché cancerogene e molto dannose (con un valore circa dieci volte superiore rispetto al particolato emesso dalle vetture a benzina).
Le polveri appena liberate dai tubi di scappamento sono le più reattive e di conseguenza le più pericolose. La loro struttura estremamente frastagliata permette loro di accogliere altre sostanze tossiche, come gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA).
I motori diesel vengono impiegati sulle vetture da turismo, sui mezzi pesanti, sui trasporti pubblici, sui veicoli agricoli e anche sulle macchine da cantiere. Una parte delle particelle fini derivano dall’abrasione e dal risollevamento di queste dal manto stradale così come dalle attività agricole.
L’attività agricola e la gestione forestale rappresentano una causa non trascurabile di emissione di polveri fini. Ciò si spiega con l’utilizzo dei trattori con motore diesel e dalla combustione di numerosi residui forestali. Inoltre, l’allevamento di animali genera in maniera indiretta la produzione di polveri fini derivanti dalla produzione di un loro gas precursore tossico: l’ammoniaca.
Anche il settore dell’edilizia privata è una fonte importante di polveri fini. Una quantità elevata di PM10 proviene infatti dai riscaldamenti a legna.
I veicoli diesel consumano una quantità minore di carburante rispetto a quelli a benzina. Questo è il motivo per qui la quantità di vetture diesel in circolazione è aumentata rapidamente: oggi un terzo delle nuove auto sono dotate di motori diesel, mentre nel 1990 questa percentuale era inferiore al 3%.
Se è vero che i motori diesel emettono un minor quantitativo di CO2 rispetto a quelli a benzina, questo non significa affatto che siano più ecologici, anzi. Rispetto ai motori a benzina, i motori diesel generano infatti da 8 a 10 volte più polveri fini e da 3 a 8 volte più di ossidi d’azoto (gas precursori dell’ozono). Solo l’aggiunta di un filtro antiparticolato e di un catalizzatori DeNOx permette di ridurre efficacemente le emissioni di questi inquinanti.
I riscaldamenti a legna così come i fuochi all’aperto sono anch’essi responsabili di una parte delle emissioni di polveri fini. Per quanto concerne il superamento dei valori limite, l’impatto dei riscaldamenti a legna è rafforzato dal fatto che sono giustamente impiegati durante la stagione fredda, stagione particolarmente critica per le polveri fini. Tuttavia, dalle ricerche effettuate dall’Università di Berna, le emissioni di polveri fini in ambiente urbano sarebbro essenzialmente imputabili ai motori diesel.

L’ordinanza sulla protezione dell’aria (OIAt) fissa come valore limite una media annuale di 20 μg di polveri fini per m3 d’aria.
Tra il 1981 e il 2009, i valori misurati nelle città e lungo i grandi assi stradali non sono mai stati inferiori a 25 ųg/m3. Il valore record ottenuto in questi due contesti è del 1991 con 60 ųg/m3, cioè il triplo del valore ammesso.
Solo le regioni di campagna, le Prealpi e il Giura ne restano fuori ritrovandosi al di sotto della barriera fatidica di 20 ųg/m3.
Per maggiori informazioni sui valori medi annuali
La legge prevede, per le emissioni di polveri fini, altre ad un valore limite medio annuale anche un valore limite medio giornaliero di 50 μg/m3 che non può essere superato più di una volta all’anno.
A Berna, nel corso del primo semestre 2009, questo valore è stato però superato almeno 19 volte! Durante tutto il 2007, il limite è stato oltrepassato per 40 volte a Berna, per 79 volte a Bioggio e addirittura per 97 volte a Chiasso. Nel 2007, è stata registrata a Chiasso la media giornaliera più alta corrispondente a 142 μg/m3.
Qui vedi la carta svizzera PM-10.